Mar. Ott 27th, 2026
guardia medica

Rosalba mi ferma ad una festa di paese. Con discrezione, con il garbo che da sempre la caratterizza. Si scusa, teme di disturbarmi…siamo ad una festa e forse ritiene che non sia il caso di sottopormi una notizia. Ovviamente non mi disturba affatto. Ma il desiderio di condividere una sua esperienza le fa superare la reticenza. E allora mi racconta cosa è accaduto a sua madre… è stata male, non è più giovanissima, anche se è ancora una signora forte e distinta. Ma si sa, gli acciacchi ci sono per tutti e qualche volta succede di aver bisogno di cure. È quello che è accaduto a lei. Una sera è stata male ed è stato necessario rivolgersi alla guardia medica. Non è mai una bella cosa essere costretti a rivolgersi a un medico. Di questi tempi poi è ancora più difficile. La sanità è in ginocchio, gli ospedali sono in affanno, c’è poco personale, e spesso nelle strutture sanitarie i pochi medici che ci sono devono dividersi tra mille esigenze. Anche le guardie mediche non stanno messe meglio. Pochi medici, e spesso non si riesce a garantirne l’apertura per gli orari e i giorni canonici. Una mole di lavoro insostenibile. E a volte puoi succedere che si perda l’umanità. Ma quella sera, il medico di turno al mio paese ha dimostrato il contrario. Sulla professionalità nulla da dire, quella non si mette in discussione. Ma ciò che ha stupito davvero Rosalba e i suoi familiari è stata proprio l’umanità di questo giovane medico. Sui trent’anni, per nulla frettoloso, ha visitato la signora, facendosi consegnare tutta la documentazione medica in suo possesso per avere un quadro generale della situazione. Con scrupolosità, ma, appunto, soprattutto con umanità. Ciò di cui forse c’è più bisogno quando si sta male.
La mamma di Rosalba ovviamente si è ripresa. Si sarà presa un bello spavento, ma sicuramente è stata assistita nella maniera più giusta. E Rosalba quella sera non smetteva di elogiare quel giovane medico per come ha gestito la situazione. Amelio Raffaele è il suo nome. Bravo. E umano. Una storia di una semplicità disarmante, come probabilmente ce ne sono tante, ma proprio per questo forse è ancora più necessario parlarne, raccontarla. Anche quando, come mi capita pressoché tutti i giorni, è più facile e purtroppo più frequente raccontare di ciò che non va.
Forse non è tutto perduto nella nostra sanità. C’è ancora speranza. Pur tra tanti problemi ce la possiamo fare. Se ci saranno, e sono certa che ci sono e ci saranno, altri Amelio Raffaele nella nostra terra, giovani medici volenterosi, preparati e in grado di vedere la persona dietro un caso clinico, potremo sperare davvero in una sanità migliore.

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Di Annavelia Salerno

Giornalista professionista a Radio Alfa, direttore responsabile di Voci dal Cilento, ma prima di tutto mamma, moglie, figlia e sorella

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