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Stabat Mater - di Tiziano Scarpa, vincitore premio strega 2009 PDF Stampa E-mail
Scritto da Annavelia Salerno   
lunedì 20 luglio 2009

tiziano-scarpa.jpgE' entrato nell'olimpo dei grandi scrittori italiani, e pertanto a breve uscirà da quella cerchia di "amici in rete, amanti degli incontri intimi, alla presenza di poche persone", con la quale finora preferiva confrontarsi. È Tiziano Scarpa, giovane ma apprezzatissimo scrittore veneziano, "voce originalissima del panorama letterario italiano", vincitore del Premio Strega 2009 con il libro "Stabat Mater". La storia contenuta in "Stabat Mater", che ha fatto conquistare a Tiziano Scarpa il premio più importante del panorama editoriale italiano, racconta la storia di Cecilia, una sedicenne che vive nel palazzo in cui venivano ospitate le ragazze senza famiglia, l'Ospedale della Pietà di Venezia: luogo, questo, caro all'autore, in quanto qui venne alla luce, e dove all'epoca della narrazione, le bambine senza madre trascorrevano il loro tempo. Cecilia è una di queste: vive la condizione comune a tutte le sue coinquiline e, mentre tenta di immaginare il volto di sua madre, le scrive della sua vita e delle sue malinconie. "Signora Madre, è notte fonda, mi sono alzata e sono venuta qui a scrivervi. Tanto per cambiare, anche questa notte l'angoscia mi ha presa d'assalto. Ormai è una bestia che conosco bene, so come devo fare per non soccombere. Sono diventata un'esperta della mia disperazione. Io sono la mia malattia e la mia cura. Una marea di pensieri amari sale e mi prende alla gola. L'importante è riconoscerla subito e reagire, senza lasciarle il tempo di impadronirsi di tutta la mia mente. L'onda cresce rapida e ricopre tutto quanto. E un liquido nero, velenoso. I pesci moribondi salgono in superficie, con le bocche spalancate, annaspano. Eccone un altro, viene su boccheggiando, muore. Quel pesce sono io. Mi vedo morire, mi guardo dalla riva, ho i piedi già bagnati di quel liquido nero e velenoso. Arriva in superficie un altro pesce agonizzante, è il pensiero del mio fallimento, sono ancora io quella, sto morendo un'altra volta. Perché venire a galla? Meglio morire sott'acqua. Vengo tirata giù. Mi sento sprofondare. È tutto buio. Poi sono di nuovo sulla riva, in piedi, ancora io, ancora viva, guardo il mare velenoso, nero fino all'orizzonte, i pesci morti pullulano, con le bocche spalancate. Sono io, siamo io, mille volte, mille pesci in agonia, mille pensieri di distruzione, sono morta mille volte, continuo a morire senza smettere di agonizzare. Il mare si gonfia, sale, è velenoso, nero. Sono il pesce con gli occhi velati, salito in superficie per morire. Guardo in alto, sopra la mia testa. C'è un orizzonte livido, le nuvole sono scure, come un mare capovolto, il ciclo nuvoloso è fatto di onde immobili, sfuocate. Vedo la riva di un'isola minuscola, là in fondo c'è una ragazza che si guarda intorno. Mi guarda mentre muoio, non può fare niente per me, quella ragazza sono io. Fai qualcosa per me, ragazza sulla riva, fai qualcosa per te stessa. Non lasciarti amareggiare da ciò che senti dentro di te. Dovunque ti volti vedi la tua disfatta. La marea nera sale, è piena di pesci morti. Reagisci, non soccombere. Bisogna fare in fretta, prima che io sia completamente sopraffatta, finché c'è un angolino della mia mente che riesce a vedere che cosa le sta succedendo. Bisogna trascinarsi lì con tutte le forze, ritirarsi in quel cantuccio ancora capace di prendere decisioni, e dire: io". Di buono, nella vita di Cecilia, c'è la musica: suona infatti il violino, lo suona magnificamente, dietro una grata da dove nessuno la può guardare in volto; la musica è la sua valvola di sfogo, il suo mondo, la sua libertà, è il suo modo per esprimere la sua identità. Ma oltre la musica ci sono solo i suoi interrogativi, la sofferenza che le impone la sua condizione di bambina abbandonata, e la scrittura, unico strumento che le consente di parlare a questa madre che non esiste. Questa è la sua vita. Poi un giorno qualcosa cambia: al convento arriva un maestro di musica, un compositore, tale Antonio Vivaldi, che prepara le ragazze alla esecuzione delle sue opere: qui Tiziano Scarpa lascia intendere quasi che Vivaldi si sia ispirato proprio a Cecilia per passaggi importanti di opere immortali come "Le quattro stagioni". In lui Cecilia si identifica, perché vede in lui le stesse pene e le stesse rinunce che vive lei. Antonio Vivaldi sarà per Cecilia la sua fonte di luce. Una storia bella, quella di Tiziano Scarpa, che inizia all'insegna dell'angoscia ma lascia intravedere, già verso la metà del libro, un finale di luce.

 
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