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"Io che porto la giubba...Dall'endometriosi verso uno spazio differente" di Eva Gerace e Rosario Ido |
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Scritto da Annavelia Salerno
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sabato 06 giugno 2009 |
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Il titolo è emblematico del nesso tra corpo e psiche: "Io che porto la giubba... Dall'endometriosi verso uno spazio differente" è il libro che parla di questa malattia e di come essa possa condizionare la vita di una persona, in questo caso di una donna, fino a stravolgerne i ritmi di vita, fino a portarla ad indossare una maschera, una giubba! Gli autori, non per caso, sono un ginecologo ed una psicologa, Rosario Idotta e Eva Gerace: un lavoro, "obbligatoriamente" a quattro mani, che descrive una malattia feroce, a volte invalidante, e i progressi della medicina per curarla, ma che vuole raccontare anche il dramma di chi la vive, di chi ne soffre a lungo prima di diagnosticarla, di chi ne è condizionato nella propria vita sociale e intima. Così parla Eva Gerace: "Una giovane sofferente di endometriosi si è definita con questa frase «Io che porto la giubba e la faccia mi infarino». Nasce da qui il titolo di questo libro. Colei che porta il "peso" di quel tessuto che si prepara per la scena della femminilità, ... il peso del sangue, del tessuto che non le consente di muoversi e di uscire. La donna che soffre si "arma" e si "protegge" con un'armatura e la «faccia si infarina», con un doppio movimento: uno per poter andare verso il mondo e uno per darsi una parvenza di femminilità". Il libro, edito da Città del Sole, si basa sulle testimonianze delle pazienti, tratta temi quali l'epidemiologia dell'endometriosi, il dolore pelvico cronico, i percorsi clinici - diagnostici, la terapia, la endoscopia ginecologica e gli aspetti psicologici, senza tralasciare un fatto importante, e cioè che la ricerca è sulla buona strada e che si delineano sempre più chiaramente le possibili cause della malattia. Uno degli aspetti più interessanti del testo, che si articola in varie sezioni, è un interrogativo preciso: perché proprio nella nostra epoca, nella quale la donna ha conquistato spazi che mai aveva avuto, si è giunti a questi estremi di sofferenza? Il libro, realizzato in collaborazione con l'Associazione Italiana Endometriosi ONLUS, oltre ad essere un'utile guida informativa sulla patologia, analizza le cause che spingono la donna a percepire la femminilità come dolorosa, alla luce della cultura odierna. "Perché oggi la donna soffre nonostante abbia conquistato una posizione di indipendenza? La sua posizione è apparentemente migliorata, in realtà esistono ancora tante conquiste da fare. La donna soffre per non poter conoscere il suo vero posto nel mondo. Oggi è tutto centrato sull'immagine e l'avere: sembra non esserci tempo per riflettere. Il soggetto addormentato, senza identità, è impossibilitato a costruire la sua soggettività. La malattia, il dolore fisico o psichico mostrano ciò che la donna non è capace di capire, quello che ancora non può spiegare con le parole". Allora "la donna, che resta mortificata, per poter continuare a vivere, deve uscire e chiedere aiuto: occorre un ascolto sempre più attento e profondo, per sconfiggere il dramma della necessità di indossare quella maschera che oscura il sole della femminilità".
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Ultimo aggiornamento ( sabato 06 giugno 2009 )
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